Una fra le più famose soprano di “coloratura” di questo secolo è stata senz’altro Amelita Galli Curci (Milano 1882 – La Jolla California 1963) nota forse più negli Stati Uniti che in Italia, per aver militato a lungo presso il Teatro Metropolitan di New York.Vi fu colà chiamata infatti per continuare la tradizione delle grandi “stelle” iniziata dalla svedese Christine Nilsson la serata inaugurale del teatro, il 22 ottobre 1883, con una edizione del Faust assieme al tenore Italo Campanini, e proseguita poi con le varie Adelina Patti, Marcella Sembrich, Nellie Melba, Frances Saville, Frieda Hempel e Luisa Tetrazzini.
Amelita Galli Curci, assurta velocemente a celebrità con poche recite in Italia nel periodo della prima guerra mondiale, venne scritturata al Metropolitan nella stagione 1921-22. Non poté quindi cantare assieme a Caruso, come era previsto, perché il grande tenore napoletano era morto nell’estate dello stesso 1921, ma le furono presto a fianco Gigli, Schipa e Lauri Volpi. Con Caruso tuttavia aveva inciso due fra i pezzi più pregiati della allora “Voce del padrone”, due pezzi riuniti poi nello stesso disco e con il prezzo più alto di listino: il sestetto Chi mi frena dalla Lucia ed il quartetto Bella figlia dell’amore dal Rigoletto.
Era stato Caruso stesso, che l’aveva avuta a compagna nelle stagioni del Colòn di Buenos Ayres, a suggerirla ai dirigenti del Metropolitan. Apparve nel massimo teatro americano il 14 novembre 1921 in una edizione di Traviata diretta da Moranzoni ed avendo al proprio fianco Beniamino Gigli e Giuseppe De Luca. In questo teatro vi rimase per un decennio “come sovrana indiscussa grazie ad un canto”- come affermato da Lauri Volpi – “ pieno di ombre, con indugio negli intimi riflessi, prediligendo la frase piana e soave, la legatura delicata dei diversi settori della voce, la modulazione melanconica ed intenzionale”. Una voce, per dirla con i termini di allora, di “classe” e la Galli Curci indubbiamente resterà tra le figure leggendarie delle più grandi virtuose di questo secolo.
In particolare il personaggio di Gilda dal Rigoletto sulle labbra della Galli Curci acquistava un tocco di ingenuità e di sacrificio del tutto aerei ed incorporei, unici e personalissimi.
Con altri ruoli, come Lucia, Dinirah, Violetta, Amina attirò l’attenzione di critici e di maestri di tutto il mondo.
Fu come dicemmo “coloratura” per la trasparenza della parte vocale, per l’ardimento delle acrobazie vocali, per il lunare splendore del suo canto.I dischi fortunatamente riproducono con relativa fedeltà il suo canto melanconico, dolce, ma anche stellare e ci danno la possibilità di udire la sua voce fusa con quella dei vari Caruso, Schipa e Gigli in Lucia, Rigoletto,Traviata, Don Pasquale, Sonnambula o, da sola, in arie da Puritani,Sadko,Lakmè e Dinorah,in modo particolare.






