Diverse e tutte importanti le motivazioni musicali e culturali che ci spingono a dedicare un angolo del nostro bollettino al tenore bolognese Gianni Raimondi, spentosi all’età di 85 anni nella sua abitazione di Pianoro domenica 19 ottobre 2010
Nella sua più che trentennale carriera (ha debuttato a Budrio con Rigoletto a 24 anni nel 1947), che si è conclusa nel 1979 quand’era ancora in ottime condizioni vocali, ad una scrupolosa professionalità unì un’ottima preparazione tecnica, una musicalità indiscussa, una rara versatilità, oltre ad una voce argentina e squillante, dallo smalto tipicamente tenorile e dalla estensione notevole, qualità che gli hanno permesso accostamenti ad opere di grande difficoltà vocale ed interpretativa.
Suoi cavalli di battaglia furono Bohème, Butterfly, Faust, Favorita, Lucia di Lammermoor, Rigoletto, Don Pasquale, Tosca, Traviata (quest’ultima nel ’56 alla Scala con la Callas, nell’allestimento firmato da Luchino Visconti e con la direzione d’orchestra di Carlo Maria Giulini), però ha potuto affrontare con successo anche Puritani e Guglielmo Tell, due opere di grande impegno e di estrema difficoltà; opere raramente eseguite per mancanza di interpreti capaci.
Se ne è andato in silenzio e per sua volontà la notizia è stata data a funerali già eseguiti. Si sapeva comunque che le sue condizioni fisiche (soprattutto il cuore) non erano buone da diversi mesi. Già nel 2007 fu impedito di partecipare a Piacenza d’Adige al ritiro del Premio Martinelli a lui assegnato da Maurizio Saltarin.
Per lunghi anni fu uno dei tenori più utilizzati dalla Scala, assieme a Di Stefano, ed ebbe modo di cantare spesso accanto a Maria Callas e a Mirella Freni in recite rimaste memorabili.
Fortunatamente restano di lui molte registrazioni discografiche a dimostrazione della sua arte e della purezza della sua voce. E molte sarebbero da segnalare. Ci limitiamo a citarne una soltanto, che riteniamo d’un palmo superiore alle altre: il suo Arnoldo del Guglielmo Tell cantato al Teatro San Carlo di Napoli nel 1965, che mette in risalto lo squillo adamantino d’una vocalità splendida che non conosceva ostacoli.






