
Un finissimo artista venne considerato il basso-baritonale Wladimiro Ganzarolli, nato a Piacenza d’Adige il 9 gennaio 1932 e deceduto pochissimo tempo fa, il 12 gennaio 2010 a Cortemilia, in provincia di Cuneo: un cantante che per cultura e per «malizia» interpretativa non aveva nulla da spartire con i divi vecchia maniera – come ebbe a scrivere Laura Padellaro. Compì gli studi presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, sua insegnante fu Iris Adami Corradetti.
A vent’otto anni era già alla Scala con Falstaff (stagione 1960-61). «Maestro elementare di Badia Polesine, agli studi classici volle alternare quelli musicali, e dopo aver vinto più volte le borse di studio dell’Enal, venne scelto a rappresentare la Venezia Giulia ai microfoni della Rai in occasione del concorso «Voci e volti della fortuna»; nonostante che la sua regione fosse rimasta esclusa dalla finalissima di Palermo, gli furono sufficienti le due trasmissioni radiofoniche per rendere molto noto il suo nome tra gli amatori del bel canto, grazie alla favorevolissima impressione destata dalla sua voce, incisiva e vibrante, e per la sua perfetta musicalità dimostrata nell’aria «del fischio» del Mefistofele, che anche gli artisti più esperti non includono sovente nei loro programmi.
Dopo aver debuttato nel 1957 al Sociale di Rovigo con le parti di Cirillo in Fedora e di Colline in Bohème (successivamente, nel 1959, al Nuovo di Milano sarà Mefistofele), fu chiamato a dar prova della sua bravura dagli auditori della Rai durante il Concorso dedicato a Giacomo Puccini, ove risultò l’assoluto dominatore tra i cantanti della sua chiave, inserendosi in testa alla classifica sin dalle prime trasmissioni». Cantante di ragguardevoli mezzi vocali e di una insolita predisposizione per la scena, possedeva voce non sempre uguale e voluminosa, ma molto incisiva nel timbro e nella dizione; poté contare inoltre sull’apporto d’una musicalità ammirevole, che lo rendeva sicuro nell’emissione e nella distribuzione degli effetti, e su una varietà di fraseggio. Fu pure uno dei più quotati interpreti mozartiani e rossiniani, anche se molti ricordano ancora il suo Sulpizio de’ La figlia del reggimento, nelle non lontane edizioni scaligere e veneziane, accanto a Mirella Freni. Dotato anche di ottima scena, si segnalò, in campo verdiano, soprattutto in Falstaff.






