
ll 2010 è stato fatale per alcuni cantanti lirici, tutti in età avanzata, ma che tuttavia lasciano egualmente un vuoto fra gli appassionati dell’opera lirica, parzialmente colmato dal ricordo sonoro lasciato dalle loro registrazioni.
Ci riferiamo in particolare a Giulietta Simionato (di cui ci siamo già occupati), Giuseppe Taddei, Cesare Siepi e Joan Sutherland. Per cavalleria, dedichiamo questo breve spazio innanzi tutto alla grande Joan, vera stella di prima grandezza nel firmamento lirico mondiale.
Nata in Australia nel 1926, iniziò la carriera a Sydney, sua città natale, però le sue prime importanti affermazioni si ebbero a partire dal 1951 quando si trasferì a Londra, dove si perfezionò al Royal College of Music e successivamente, privatamente, con Richard Bonynge, celebre direttore d’orchestra pure australiano, che divenne suo marito nel 1954 e che avrà un notevole ruolo negli sviluppi della sua carriera. A seguito del trionfale successo colto al Covent Garden di Londra nel 1959 come protagonista di Lucia di Lammermoor, venne in Italia scritturata alla Fenice di Venezia per Alcina di Haendel e, nel 1961, per Lucia di Lammermoor alla Scala di Milano.
Da allora i successi non si contarono più, nei più famosi teatri del mondo. In virtù delle sue eccezionali doti vocali, sostenute da una tecnica di prim’ordine, che farà veramente scuola, contribuì in modo fondamentale alla “belcanto renaissance”, rivisitando e rivalutando in maniera strepitosa opere di Haendel (Alcina, Acis and Galathea, Rodelinda), di Rossini (Semiramide), di Bellini (La sonnambula, Norma, I puritani) e Donizetti (soprattutto La figlia del reggimento e Maria Stuarda) che trovarono in lei, nella sua arte e nella sua vocalità stupefacente, la perfetta interprete.
Secondo molti studiosi non è azzardato dire che la comparsa sulle scene liriche internazionali di Joan Sutherland è da considerarsi un evento di portata storica. Anche in altre opere raccolse consensi unanimi e di molte lasciò traccia discografica ed anche in DVD. Lasciò le scene nel 1990 dopo recite di Les Huguenotes di Meyerbeer all’Opera di Sydney. Aveva stabilito la sua dimora in Svizzera e proprio in questa nazione spirò l’11 ottobre 2010. Per noi italiani aveva un solo difetto: il suo canto immacolato non si giovava d’una pronuncia comprensibile ed evidenziava a volte una certa freddezza espressiva.






