
La prima caratteristica che viene alla mente parlando di Giuseppe Taddei è quella del suo enorme ed eterogeneo repertorio. Cantò di tutto: partì dal genere buffo italiano e straniero, ove signoreggiò per lungo tempo, per approdare poi ai ruoli di baritono prettamente lirico, non disdegnando infine approcci anche con ruoli decisamente più drammatici quali Scarpia, Jago, Rigoletto, Macbeth.
Genovese di nascita (classe 1916) esordì appena ventenne come Araldo al Teatro dell’Opera di Roma, in un Lohengrin in lingua italiana diretto da Tullio Serafin, e subito la carriera gli si aprì magnificamente. Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo costrinse però a limitare parecchio gli impegni e solo dal 1946 riprese nuovamente a calcare tutti i maggiori teatri italiani, ma anche quelli europei, a partire dall’Opera di Stato di Vienna. Qui giocoforza si dedicò alle opere di Mozart, per le quali apparve subito particolarmente dotato, ma sempre qui portò sul palcoscenico, fra i tanti personaggi, il suo Falstaff, proposto con particolare gusto del fraseggio e della sillabazione, una efficace interiorità psicologica, una vocalità morbida e pastosa. L’indubbia classe e la sua propensione ad un repertorio eterogeneo lo spinsero ad affrontare con successo anche ruoli wagneriani, proposti sempre con nobiltà d’accento, oppure portati al patetismo (Guglielmo Tell, Vespri siciliani) ove la sua bella voce baritonale trovò splendide risonanze e grande varietà di colori. Abbandonò le scene nel 1995 con un ruolo particolarmente a lui gradito, quello di Gianni Schicchi, fortunatamente, come altri, ancor oggi reperibile in registrazioni discografiche. Ci ha lasciato il 2 giugno 2010 a Roma, all’età di quasi 94 anni.






