
Il problema di cui in questo momento sta soffrendo chi ama la lirica è stata la decisione dell’attuale Amministrazione Regionale di tagliare i fondi che da tre anni venivano ero-gati a Padova per le due opere della sua brevissima Stagione.
Padova oltre a produrre le due opere in collaborazione con Bassano e Rovigo, ha un Concorso Lirico Internazionale “Iris Adami Corradetti” che giunge quest’anno alla 25° edizione e che richiama partecipanti da ogni parte del mondo. Il Teatro Verdi di Padova, nato per la lirica nel 1751, è il secondo per anno di fondazione (1751), Treviso (1692), mentre La Fenice risale al 1789 (La Scala è del 1778).
Padova, quindi, ha al suo attivo oltre 250 anni di storia gloriosa, ma nel 1986 per colpa dei soliti noti, ma non citabili ha perso la possibilità di essere inclusa fra i Teatri di tradizione, titolo che le competeva da-ta la sua lunga attività e la direzione artistica del grande soprano Iris Adami Corradetti che aveva prodotto ottime stagioni liriche con grande concorso di pubblico (noi appas-sionati,per comprare l’abbonamento, facevamo file al botteghino già in ore antelucane).
Con il 1986 si apre per Padova un periodo di vuoto in cui si fa strada il Concorso, orga-nizzato, con contributo comunale, dall’allora attivo Comitato per la Lirica e dal Centro Li-rico della Signora Corradetti.
Il Circolo della Lirica di Padova era ancora giovane e nato quasi in sordina, ma con in-tenti democratici, a fronte degli altri due in cui vigeva il dictat del solo presidente. Col tempo le due Associazioni hanno esaurito il loro entusiasmo ed è rimasto solo il Circolo a sostenere quell’arte che tutto il mondo ci riconosce; e, grazie alla sua mediazione, nel 2000 il Concorso passa direttamente al Comune che ne assicura così la continuità.
Con il disastro della Fenice Padova offre la sua ospitalità e acquista produzioni vene-ziane con grande spreco di denaro pubblico e la forte disapprovazione del Circolo. Dal 2007 si riprende a produrre con enorme successo di pubblico e di critica, ma con l’attuale Assessore alle Manifestazioni, la lirica sembra bandita dalle prospettive comu-nali al punto che qualcosa è successo per cui la Regione, che ha riconosciuto contributi ai partner, non l’ha fatto per Padova.
Cosa è successo? Ora si dà la colpa alla Regione; ma è proprio così?
Le ottime produzioni e il forte riscontro della stampa nazionale che ha sottolineato il contributo culturale delle realizzazioni ha fatto sì che il FUS (Fondo Unico per lo Spetta-colo) ha quadruplicato per il 2009 il suo contributo determinando una riduzione della spesa prevista dal Comune di Padova per quell’anno e facendo prevedere orizzonti par-ticolarmente felici per il futuro con il Teatro padovano nel novero di quei teatri che di di-ritto ricevono il contributo in quanto “di tradizione”. In caso di cessazione dell’attività o, quanto meno, di ridimensionamento della qualità per mancanza di fondi, il contributo del FUS potrebbe anche essere rivisto, con grande nocumento di tutto il comparto di opera-tori che contribuiscono alla realizzazione degli spettacoli lirici (dagli orchestrali all’ultimo addetto alle luci). Senza contare il catastrofico vuoto che Padova ha già conosciuto e che non merita, vista la sua lunga ed esemplare storia, l’entusiasmo dimostrato dal pubblico che ritrovava se stesso e l’impegno profuso in questi anni dal direttore artistico Federico Faggion con lo staff dell’Assessorato alla cultura.






