
Un’indagine teatrale tra esordio e Nobel: la storia di un poeta schivo e rivoluzionario, raccontata come un giallo tra parole, suoni e archivi.
Con il passo del giallo e il ritmo dell’indagine radiofonica, tra momenti comici e improvvise ombre tragiche, l’attore Giovanni Succi e il pianista Andrea Manzoni ricostruiscono la travagliata nascita degli Ossi di seppia. Un racconto vivo, sostenuto da letture integrali musicate dei componimenti più iconici della prima raccolta montaliana.
A intrecciarsi alla narrazione, gli stralci delle conversazioni private tratte dalle lettere dell’autore, impegnato in una disperata ricerca di un editore. Lo trovò in Piero Gobetti, che pubblicò il libro e morì poco dopo, a soli 25 anni, in circostanze ancora oggi avvolte nel mistero. Lo spettacolo offre il ritratto pulsante di un’epoca, accompagnando il pubblico nel contesto storico e letterario italiano tra fine Ottocento e inizio Novecento, con un linguaggio diretto e accessibile. Sullo sfondo scorrono i grandi nomi della poesia tardo ottocentesca – Carducci, Pascoli e soprattutto il Vate, vera icona pop del suo tempo – insieme ai movimenti e alle voci che aprirono la modernità: il Futurismo, l’ironia già postmoderna di Guido Gozzano, la parola essenziale e ferita di Ungaretti. Quali influenze agirono sulla nascita di un libro che avrebbe separato il passato dal futuro della poesia italiana, rivoluzionandone il linguaggio? E come si colloca, in questo scenario, l’esordio di un giovane destinato al commercio, lo stesso che nel 1975 terrà il celebre discorso del Nobel sulla sopravvivenza della poesia contemporanea? Se di caso si può parlare, è davvero lo strano caso di Eugenio Montale.
La voce di Giovanni Succi indaga, evoca e scava, guidando lo spettatore dentro le pieghe segrete della parola poetica. Il tono resta fedele ai testi e ai contesti, tagliente e ironico come Montale nelle sue interviste. È un’indagine teatrale sulla figura di un poeta schivo, complesso, istrionico, autore di una rivoluzione silenziosa nella lingua italiana. Il pianoforte di Andrea Manzoni non accompagna: costruisce. Modella ambienti sonori, crea tensioni emotive, diventa parte attiva della drammaturgia. Il progetto intreccia parole, musica e memoria: le poesie diventano partiture sonore, i silenzi si trasformano in battute musicali, le voci d’epoca riportano l’autore al centro della scena. Ne nasce un’esperienza immersiva che permette al pubblico di avvicinarsi a Montale da una prospettiva nuova, affiancando alla lettura dei versi il suo universo sonoro.
In fondo, diciamo tutta la coraggiosa verità: la letteratura è musica, scriveva Eugenio Montale, nel suo Quaderno genovese
Domenica 8 febbraio 2026, ore 16:30 – (chiusura accesso ore16.15)
Palazzo Zacco Armeni, Padova. Contributo responsabile
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